I Manciù a Treviso, alla Casa dei Carraresi: pezzi forti della mostra sono le eredità dell’Ultimo Imperatore, Pu Yi, sul trono a tre anni, confinato a lungo nella Città Proibita pechinese, poi giovanotto inquieto che dai comunisti di Mao Tse-tung fu incarcerato perché collaborazionista dei Giapponesi negli anni del governo fantoccio filonipponico, il Manciukuò. E protagonista del grande film di Bernardo Bertolucci.
LA DINASTIA. I Manciù governarono la Cina dal 1644 al 1911, dalla caduta dei Ming alla fine del Celeste Impero. Toccò a loro di gestire l’ultima grandezza della più grande monarchia asiatica e il declino dovuto alla presunzione di vivere un sistema perfetto e alla chiusura alle novità tecnico-scientifiche, di reggere senza successo l’assalto della modernità e l’assedio commercial-militare delle
potenze europee. Fino alla sfida culturale e sociale culminata nella rivoluzione che creò la malferma repubblica in cui i rinnovatori di Sun Yat-sen si fronteggiarono aspramente prima con i generali golpisti, poi – per vent’anni – con i comunisti legati alla Russia sovietica. Dopo la rivoluzione maoista Pu Yi fu prigioniero per alcuni anni, per poi ridursi, un volta liberato, a una vita di rimpianti e di memorie che i visitatori possono rivivere attraverso la gabbietta del grillo suo unico amico nella Città Proibita, la veste di bimbo e poi gli abiti occidentali della gioventù, la prima macchina fotografica, il sigillo imperiale personale che nascose in una valigetta a doppio fondo, i diari, la tessera elettorale ottenuta dopo la riabilitazione e la giacca alla Mao indossata nelle fotografie da “compagno qualunque”.
ARMI E ARTI. I Manciù del XVII-XVIII secolo furono grandi combattenti: le armi e le uniformi militari degli imperatori Kangxi e Qianlong sono tra i pezzi pregiati delle bacheche trevigiane. Di Cixi, imperatrice dalla sinistra fama di assassina dei famigliari via via prossimi al trono nella seconda metà del XIX secolo, sono esposte ceramiche di eccezionale valore, provenienti dalle sue mitiche collezioni. E un po’ tutta l’esposizione corre su questo binario, tra gli strumenti con cui il potere della dinastia si esercitava sul popolo e sulle terre sottomesse, e le raffinate espressioni di una capacità artistica che aveva come primo destinatari i sovrani e i loro dignitari.
SOVRANI E CONCUBINE. Dai guardaroba del Palazzo Imperiale di Pechino sono in mostra gli abiti in seta ricamata di imperatori, imperatrici, concubine imperiali e nobiltà di corte: una lucentezza di tessuti e di colori che ha pochi paragoni nella storia dell’abbigliamento. Sono i capi indossati dai Qing – la famiglia mancese degli Aisin Gioro, il Clan d’Oro – nella galleria di ritratti che costituisce la parte pittorica del percorso, accanto ai bellissimi dipinti su seta di Lang Shining, considerato il più grande pittore cinese del XVII secolo ma in realtà gesuita milanese (Giuseppe Castiglione) invitato a corte per insegnare le grandezze della scuola italiana.
INFORMAZIONI. La mostra Manciù – L’Ultimo Imperatore è aperta fino al 13 maggio 2012. Orario: martedì, mercoledì, giovedì 9-19 – venerdì, sabato, domenica 9-20. Prenotazioni tel. 0422513150. Biglietti: intero 12 euro (compresa audio guida), ridotto 10 euro (audioguida +3 euro).








